Storia della macchina fotografica: il "cammino" della luce

Guida all'acquisto
30/09/2016 Alessandra Basile 1469

Dal sistema della camera oscura fino alle fotocamere incorporate negli smartphone passando dal Dagherrotipo. Kodak, Polaroid, Hasselblad, Nikon... Ecco una carrellata di tutti i protagonisti dell'emozionante storia delle macchine fotografiche. 

Diciamocelo, adesso ci sentiamo tutti un po' fotografi. Da quando, grazie all'avvento degli smartphone, è come se avessimo sempre con noi una macchina fotografica, immortaliamo ogni istante delle nostre giornate: da un'alba particolarmente suggestiva, al disappunto di fronte al traffico per strada, piuttosto che i nostri animali domestici (gattini e cagnolini ovunque!), i figli mentre studiano o giocano, per non parlare di tutto quello che mangiamo - possibilmente ben impiattato che fa tanto Instagram. Ma come e quando è nata la fotografia? Vediamolo insieme.

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Le primissime origini
La fotografia esiste grazie alla luce che viene sfruttata per riprodurre oggetti, persone e paesaggi su supporti di vario tipo. Già nel 350 avanti Cristo Aristotele ne osservava il suo passaggio, analizzando come nel momento in cui passava in un piccolo foro, la luce proiettasse un'immagine circolare. Bisogna aspettare però il 1500 ed il genio di Leonardo da Vinci per iniziare a posare delle basi reali per la realizzazione di macchine fotografiche. Leonardo iniziò a descrivere il principio della camera oscura, principio al quale si ispirarono i pittori fino al secolo successivo per le loro opere.
È poi, però, nel 1657 che questo sistema viene perfezionato. Infatti, Kaspar Schott ne migliora la messa a fuoco grazie a due cassette scorrevoli. Ed è qui che vediamo il primo vero antenato delle reflex: grazie ad un sistema a specchio (principio di base delle reflex), diventa possibile disegnare su una lastra posizionata sopra ad un vetro smerigliato e coperta da un cappuccio. Tuttavia, questi supporti erano molto scomodi perché dovevano essere sviluppati subito e il loro peso non era certo d'aiuto.
Eppure, nonostante la strada da fare sia ancora tanta, è proprio ora che possiamo dire che nasce ufficialmente la macchina fotografica.

Le conquiste dell'Ottocento
Nel 1826 Nicépore Niepce crea il primo apparecchio che produce immagini stabili, ovviamente in bianco e nero. Perché se ora il black & white è un vezzo un po' vintage, una volta era semplicemente una limitazione tecnica. Lo stesso Niepce collabora poi con Daguerre e nel 1839 nasce il famoso Daguerreotype (o Dagherrotipo o anche Sliding Box Camera) prodotto dalla Susse Frères di Parigi, vale a dire un sistema sempre a cassette scorrevoli ed una lastra di rame su cui è stato posto elettroliticamente uno strato d'argento che, grazie ai vapori di iodio, diventa sensibile alla luce. I tempi di posa richiesti sono molto alti, per fare una fotografia sono necessari parecchi minuti. Ecco perché le fotografie dell'Ottocento ritraggono persone sempre molto rigide: provate voi a sorridere anche solo per cinque minuti di fila!
L'Ottocento è un secolo di grandi traguardi per la fotografia: oltre al dagherrotipo, il 14 giugno 1851 H.F: Talbot ebbe l'intuizione di provare a fotografare dei soggetti in movimento sfruttando la luce di una fortissima scarica elettrica. Nasce così il primo flash.
È poi verso la fine del secolo, nel 1880 che si ha il primo passaggio verso la fotografia moderna. George Eastman capisce che la fotografia può essere utilizzata anche dalle grandi masse e realizza la prima pellicola fotografica, così come la prima macchina fotografica. Si tratta della Kodak mod. 1. Questa fotocamera non offriva nessuna regolazione, aveva il solo pulsante di scatto, il mirino ed il sistema di avanzamento della pellicola. Infatti, viene immessa nel mercato con il motto "You press the button, we do the rest" ("Voi premete il bottone, noi facciamo il resto"). Veniva venduta assieme ad una pellicola che garantiva la realizzazione di 100 pose. Una volta terminata, era necessario rispedire alla Kodak sia la macchina fotografica che la pellicola. Dopo una settimana si riceveva indietro l'apparecchio e le stampe. Il tutto per la cifra di 25 dollari. È così che la fotografia diventa un fenomeno di massa.

Kodak, Polaroid, Hasselblad... Fino agli smartphone
Grazie ai fratelli Lumière nel 1900 vede la luce (scusate il gioco di parole…) anche la prima pellicola a colori. E via, da quel momento numerose aziende in tutto il mondo iniziano a cavalcare il fenomeno della fotografia.
Nel 1913 Oscar Barrak costruisce il prototipo di una Leica, sistema che ebbe poi un successo enorme. Nel 1935, nasce Gelveta, prodotta dalla Cnopm, la prima reflex che utilizza una pellicola a 35 mm, presa in prestito dal mondo cinematografico.
Nel 1948 arriva la grande rivoluzione con Eldwin Land che inventa la Polaroid, sdoganando veramente la fotografia per il grande pubblico. Da quel momento, infatti, diventa possibile fare fotografie e averle subito in mano: grazie alla classica "sventolata" per farla sviluppare, la fotografia ed i suoi colori prendono vita in pochi istanti.
I giapponesi della Nippon Kogaku arrivano nel 1959 con la Nikon F e l'anno successivo Konika introduce la prima reflex con un otturatore a tendine metalliche con tempi di otturazione più veloci di 1/2000 secondi. Quanta strada dagli eterni tempi di posa del daguerreotype!
Dagli anni Sessanta in avanti, l'elettronica è entrata di prepotenza nell'industria delle macchine fotografiche, introducendo tecnologie sempre più avanzate e riducendo i costi di produzione. Le fotocamere diventano meno ingombranti, più leggere ed entrano sempre più nella nostra quotidianità.
Poco prima degli anni 2000, anche Sony entra nel mercato della fotografia ed è poi la volta della Panasonic con la fortunata serie Lumix, fino a Samsung.
Arriviamo, infine, al novembre 2000 quando la Sharp introduce il primo telefono cellulare dotato di fotocamera incorporata. Era il J-SH04 che faceva fotografie con una risoluzione di 0,1 Megapixel. Eppure, è proprio dal quell'obsoleto modello che la macchina fotografica è diventata una fedele compagna delle nostre giornate. Grazie allo smartphone, è sempre nelle nostre tasche. E se una volta andavamo in vacanza con i rullini da 24 pose (36 se le vacanze erano particolarmente lunghe) e dovevamo scegliere con cura cosa fotografare, ora siamo capaci di fare lo stesso numero di scatti in una sola giornata.
Da Aristotele che scrutava il cammino della luce attraverso un foro, ai selfie in bagno... Quando si dice l'evoluzione della specie!